Appello di Freedem per l’immediata apertura del congresso del Partito Democratico

Appello di Freedem per l’immediata apertura del congresso del Partito Democratico

Del Partito Democratico ci sono tante cose che andrebbero cambiate. Non il nome. Troppe sigle sono state spese a sinistra per definire un’area progressista più o meno al centro, più o meno a sinistra, tanto da usurare tutte le possibili sigle e definizioni.

Il nome del Partito Democratico si richiama alla tradizione americana, in cui il campo progressista trova spazio in un partito che dà voce alle varie anime democratiche, dai socialisti ai liberali, in opposizione a un’area conservatrice e antidemocratica. Oggi più che mai questo nome rappresenta lo spazio di chi non è antidemocratico, di chi è laico, di chi vuole confrontarsi e coalizzarsi per un futuro migliore, basato sulla solidarietà, sul rispetto, sulla crescita, sulle competenze, sul merito. Oggi più che mai c’è bisogno di Partito Democratico, uno, unito, vivace e ricco di anime democratiche.

E proprio per questo motivo il nome Partito Democratico non può essere quello che definisce uno spazio riservato a un’élite, ma deve contenere tante élites e tanti che élite non sono. Un grande partito popolare.

Il Partito Democratico ha il dovere di aprirsi, di mettersi laicamente in discussione. Serve subito un congresso, una costituente che rimetta al centro i motivi per cui i Democratici devono e vogliono stare insieme. Non è più il tempo delle correnti personali e neppure del tergiversare, aspettando che altri nemici interni si e ci indeboliscano. Non è il tempo dei tatticismi, della ricerca di accordi con gruppi di potere che non controllano più pacchetti di voti, grazie a una consapevolezza diffusa di elettori che si ritengono liberi di scegliere.

Attendere la primavera del 2019, avviando un processo lungo e burocratico, nel rispetto di un sistema che non risponde più alle esigenze della contemporaneità, esporrebbe il Partito Democratico a ulteriori smottamenti, al logorio dell’opposizione, che va fatta, ma deve essere affiancata da una progettazione chiara, che metta al centro quei punti che in tanti condividiamo e che ci possono far sentire uniti, pur nel rispetto delle differenze che inevitabilmente ci sono e sempre ci saranno in campo democratico.

Il Partito Democratico per sua natura non può essere di qualcuno, ma di tutti noi che lo abbiamo fondato e che, a questa forza politica popolare, ci siamo accostati nel tempo, riconoscendo l’innovazione di un progetto che vuole fare sintesi tra il pensiero socialista e liberale, superando steccati e schieramenti, sfidando la modernità.

Il Partito Democratico deve proporsi come uno spazio aperto al nuovo, ai giovani, alle formule inedite e non certo alle liturgie.

Il Partito Democratico deve affermare il suo ruolo e la sua posizione europeista, in Italia e in Europa, superando confini interni che non possono più avere senso, così come non ne hanno il Marco, la Lira, il Franco.

All’interno del Partito Democratico ci sono tante donne e tanti uomini che hanno voglia di mettersi in gioco, di mettersi a disposizione, di battersi per un ideale. E a loro (a noi) dobbiamo dare una speranza e uno spazio nel quale esprimersi con gioia, entusiasmo, impegno. 

Perché questo Partito Democratico non decada, ma rinasca, rinnovato è necessario dare spazio soprattutto a chi non è iscritto. Aprire agli elettori e non più solo agli iscritti. Il Partito Democratico deve rinunciare a quei bravi dirigenti che devono comprendere che il loro ruolo oggi deve essere di garanti affinché all’interno del partito il dibattito si animi e produca idee e obiettivi nuovi, raggiungibili e comprensibili.

Ribadiamo quindi la nostra richiesta di un congresso da avviare subito, a tutti i livelli e in modo semplice, aperto ai contributi, pensando a un Partito Democratico che deve e può avere un futuro in Italia e forse è il solo partito che può garantire un futuro sereno all’Italia in Europa.

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Appello di Freedem per l’immediata apertura del congresso del Partito Democratico

  

Freedem

Del Partito Democratico ci sono tante cose che andrebbero cambiate. Non il nome. Troppe sigle sono state spese a sinistra per definire un’area progressista più o meno al centro, più o meno a sinistra, tanto da usurare tutte le possibili sigle e definizioni.
Il nome del Partito Democratico si richiama alla tradizione americana, in cui il campo progressista trova spazio in un partito che dà voce alle varie anime democratiche, dai socialisti ai liberali, in opposizione a un’area conservatrice e antidemocratica. Oggi più che mai questo nome rappresenta lo spazio di chi non è antidemocratico, di chi è laico, di chi vuole confrontarsi e coalizzarsi per un futuro migliore, basato sulla solidarietà, sul rispetto, sulla crescita, sulle competenze, sul merito. Oggi più che mai c’è bisogno di Partito Democratico, uno, unito, vivace e ricco di anime democratiche.
E proprio per questo motivo il nome Partito Democratico non può essere quello che definisce uno spazio riservato a un’élite, ma deve contenere tante élites e tanti che élite non sono. Un grande partito popolare.

Il Partito Democratico ha il dovere di aprirsi, di mettersi laicamente in discussione. Serve subito un congresso, una costituente che rimetta al centro i motivi per cui i Democratici devono e vogliono stare insieme. Non è più il tempo delle correnti personali e neppure del tergiversare, aspettando che altri nemici interni si e ci indeboliscano. Non è il tempo dei tatticismi, della ricerca di accordi con gruppi di potere che non controllano più pacchetti di voti, grazie a una consapevolezza diffusa di elettori che si ritengono liberi di scegliere.

Attendere la primavera del 2019, avviando un processo lungo e burocratico, nel rispetto di un sistema che non risponde più alle esigenze della contemporaneità, esporrebbe il Partito Democratico a ulteriori smottamenti, al logorio dell’opposizione, che va fatta, ma deve essere affiancata da una progettazione chiara, che metta al centro quei punti che in tanti condividiamo e che ci possono far sentire uniti, pur nel rispetto delle differenze che inevitabilmente ci sono e sempre ci saranno in campo democratico.

Il Partito Democratico per sua natura non può essere di qualcuno, ma di tutti noi che lo abbiamo fondato e che, a questa forza politica popolare, ci siamo accostati nel tempo, riconoscendo l’innovazione di un progetto che vuole fare sintesi tra il pensiero socialista e liberale, superando steccati e schieramenti, sfidando la modernità.

Il Partito Democratico deve proporsi come uno spazio aperto al nuovo, ai giovani, alle formule inedite e non certo alle liturgie.
Il Partito Democratico deve affermare il suo ruolo e la sua posizione europeista, in Italia e in Europa, superando confini interni che non possono più avere senso, così come non ne hanno il Marco, la Lira, il Franco.

All’interno del Partito Democratico ci sono tante donne e tanti uomini che hanno voglia di mettersi in gioco, di mettersi a disposizione, di battersi per un ideale. E a loro (a noi) dobbiamo dare una speranza e uno spazio nel quale esprimersi con gioia, entusiasmo, impegno.
Perché questo Partito Democratico non decada, ma rinasca, rinnovato è necessario dare spazio soprattutto a chi non è iscritto. Aprire agli elettori e non più solo agli iscritti. Il Partito Democratico deve rinunciare a quei bravi dirigenti che devono comprendere che il loro ruolo oggi deve essere di garanti affinché all’interno del partito il dibattito si animi e produca idee e obiettivi nuovi, raggiungibili e comprensibili.
Ribadiamo quindi la nostra richiesta di un congresso da avviare subito, a tutti i livelli e in modo semplice, aperto ai contributi, pensando a un Partito Democratico che deve e può avere un futuro in Italia e forse è il solo partito che può garantire un futuro sereno all’Italia in Europa.

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